Archivio per Categoria Bike To Work

Il mobility manager alla prova del green pass

di Raffaele Di Marcello

La figura del “responsabile della mobilità aziendale”, meglio conosciuto come “mobility manager”, è stata introdotta dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 marzo 1998 (Decreto Ronchi), che l’ha resa obbligatoria per le imprese e gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti ubicate in comuni compresi nelle zone a rischio di inquinamento atmosferico individuate dal Ministero stesso e dalle Regioni. Un obbligo, per lo più disatteso, recentemente rilanciato da Decreto Legge n. 34/2020, convertito con la Legge n. 77/2020, che ha ampliato la platea degli Enti e delle Aziende tenute a dotarsi di tale figura, riferendo l’obbligo alle imprese e le pubbliche amministrazioni con più di 100 dipendenti ubicate in:

  • un capoluogo di regione,
  • una città metropolitana,
  • un capoluogo di provincia,
  • un comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Al fine della verifica della soglia dei 100 dipendenti in ogni singola unità locale si considerano come dipendenti le persone che, seppur dipendenti di altre imprese e pubbliche amministrazioni, operano stabilmente, ovvero con presenza quotidiana continuativa, presso la medesima unità locale in virtù di contratti di appalto di servizi o di forme quali distacco, comando o altro.

Con successivo Decreto del 12 maggio 2021, il Ministero della Transizione Ecologica ha emanato le “Modalità attuative delle disposizioni relative alla figura del mobility manager”, specificando che le imprese e le pubbliche amministrazioni che non rientrano tra quelle previste dal precedente Decreto, possono comunque procedere facoltativamente alla nomina del responsabile della mobilità aziendale e che i Comuni obbligati a tale nomina devono anche individuare il mobility manager dell’area, svolgente funzioni di raccordo tra i mobility manager di enti, aziende e scuole ricadenti nel loro territorio, con compiti di supporto agli stessi nella definizione e implementazione di politiche di mobilità sostenibile.

I vari provvedimenti normativi che si sono succeduti nel tempo hanno sempre fissato la data del 31 dicembre di ogni anno come termine per la redazione di tali piani, ma per quest’anno il Decreto del Ministero della Transizione Ecologica del 12 maggio 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.124 del 26 maggio 2021, anticipa tale scadenza al 23 novembre 2021, dando poi 15 giorni per la consegna al Comune ove ricade l’azienda o l’ente obbligato a produrre il PSCL.

Il Comune, successivamente, con il supporto del mobility manager d’area, dovrà individuare (e la normativa non indica in che tempi), d’intesa con il mobility manager aziendale che ha prestato la propria attività a supporto dell’adozione dello specifico PSCL, eventuali modifiche al Piano, e potrà stipulare con l’impresa o la pubblica amministrazione che lo ha adottato, intese e accordi per una migliore implementazione dello strumento di pianificazione degli spostamenti casa-lavoro.

Il mancato rispetto di tali scadenze, in realtà, non prevede alcuna sanzione o penalità, ma è quanto è scritto nella normativa vigente.

Unico aspetto rilevante è che i Piani degli Spostamenti Casa-Lavoro adottati dopo la data del 23 novembre dovranno, obbligatoriamente, seguire le Linee guida emanate con Decreto dirigenziale del Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili n. 209 del 04/08/2021.

Ma la scadenza del 23 novembre assume un’altra importanza alla luce delle “Linee guida in materia di condotta delle Pubbliche Amministrazioni per l’applicazione della disciplina in materia di obbligo di possesso e di esibizione della certificazione verde Covid-19 da parte del personale”, contenute nel DPCM firmato dal presidente Draghi il 12 ottobre, che prevedono una maggiore flessibilità in entrata ed in uscita dal posto di lavoro del personale delle Pubbliche Amministrazioni.

In questa prospettiva, e nell’ottica di agevolare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente, anche con modalità sostenibili, le linee guida dispongono che i mobility manager aziendali delle pubbliche amministrazioni dovranno elaborare i piani degli spostamenti casa-lavoro (PSCL) di propria competenza tenendo conto delle disposizioni relative all’ampliamento delle fasce di ingresso e uscita dalle sedi di lavoro sopra mentre i Comuni, tramite i propri mobility manager d’area, dovranno svolgere un’azione di raccordo costante e continuativo con i mobility manager aziendali, non solo per le finalità dettate dall’articolo 6 del decreto interministeriale 12 maggio 2021, ma anche per la verifica complessiva e coordinata dell’implementazione dei PSCL e l’identificazione e la promozione di azioni di miglioramento complessivo dell’offerta di mobilità sul territorio di riferimento alla luce delle nuove fasce di ingresso e uscita dalle sedi di lavoro.

Infine, anche sulla base delle informazioni acquisite nelle fasi di programmazione e di verifica dell’implementazione dei PSCL, le Regioni e gli enti locali competenti ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, dovranno emanare apposite disposizioni finalizzate ad adeguare tempestivamente i piani di trasporto pubblico locale alle nuove fasce di flessibilità delle pubbliche amministrazioni.

Riusciranno i Mobility Manager ad elaborare i PSCL con le nuove disposizioni entro il 23 novembre? E dove il Mobility Manager non è stato nominato, per inadempimento o non esistenza dell’obbligo, e, quindi, non esiste il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro, cosa accadrà? Le prossime settimane, forse, porteranno una risposta.

Come incentivare il bike to work? Ecco il Decalogo FIAB per le aziende

Nell’ambito della campagna #PRIMALABICI lanciata da FIAB per promuove l’uso della bicicletta negli spostamenti quotidiani come mezzo sicuro e sostenibile per se stessi e gli altri, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta mette a disposizione delle aziende un Decalogo con utili indicazioni per rendere i luoghi di lavoro bike-friendly così da incentivare il bike-to-work tra i lavoratori.

L’iniziativa, rivolta a tutte le aziende pubbliche e private di ogni dimensione, è supportata dall’immagine aggiornata della campagna CASA-LAVORO, PRIMA LA BICI! Attraverso il Decalogo per aziende bike-friendly (che trovate in allegato in fondo all’articolo), FIAB fornisce in modo chiaro e sintetico indicazioni pratiche per aziende di ogni dimensione. Cosa serve a chi sceglie di andare al lavoro in bici? Parcheggiare in sicurezza e potersi cambiare. Ma occorre anche motivare con adeguata comunicazione e incentivi mirati.

Il vademecum tratta ciascun aspetto con soluzioni dal livello minimo a quello buono e ottimo, dagli interventi basilari fino a iniziative più strutturate. Un esempio? All’esigenza di parcheggiare la bici, l’azienda può rispondere con l’installazione di rastrelliere adeguate (intervento minimo), fornire in aggiunta una tettoia (intervento buono), oppure predisporre un locale chiuso dove riporre le biciclette attrezzato per piccole riparazioni (intervento ottimo).

«Anche l’OMS raccomanda di muoversi in bicicletta per garantire il distanziamento sociale e mantenersi in salute – ricorda Alessandro Tursi, presidente FIAB – Senza salute, come abbiamo visto, non c’è economia ne ripresa. Ecco perché tendiamo la mano alle aziende per accompagnarle nelle politiche di responsabilità sociale. Aziende e sindacati assieme possono fare la propria parte per il comune obiettiva del benessere dei lavoratori, e quindi anche dell’azienda e della collettività».

In tema della sicurezza è fondamentale anche nel bike-to-work e l’impegno di FIAB negli anni ha portato ad esempio, nel 2016, al riconoscimento INAIL dell’ infortunio in itinere per chi sceglie di andare al lavoro in bicicletta. Le aziende, inoltre, possono offrire ai dipendenti, come incentivo, la polizza RC per spostamenti in bici. Un’interessante soluzione è l’adesione a CIAB-Club Imprese Amiche della Bicicletta (partner della campagna CASA-LAVORO, PRIMA LA BICI!) che prevede la copertura assicurativa RC per tutti gli spostamenti in bici dei dipendenti. In alternativa, l’azienda può assicurare ciascun dipendente mediante il tesseramento individuale a FIAB, che include la copertura assicurativa RC Bici per danni a terzi provocati in bicicletta.

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Poca attività fisica=salute a rischio. La soluzione: spostarsi a piedi o in bicicletta

Un quarto degli adulti non fa attività fisica, mettendo mettendo a rischio la salute. Italia maglia nera. Soluzioni: andare a piedi o in bicicletta.

di Raffaele Di Marcello

Oltre un quarto della popolazione adulta mondiale – circa 1,4 miliardi di persone – fa troppo poco esercizio fisico, mettendosi a più alto rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, demenza e tumori. Lo afferma uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato sulla rivista The Lancet Global Health.

Lo studio dell’OMS ha coinvolto 1,9 milioni di partecipanti provenienti da 168 paesi. Dai risultati dell’indagine è emerso che 1,4 miliardi di adulti non fa abbastanza attività fisica. Secondo i livelli raccomandati dall’Organizzazione, infatti, un uomo adulto dovrebbe svolgere ogni settimana almeno 150 minuti di attività ad intensità moderata o 75 minuti ad intensità più vigorosa. Tra i 20 paesi “più pigri” si trova l’Italia, diciannovesima nella classifica della sedentarietà, con il 41% degli adulti che non svolge attività fisica a sufficienza. Il nostro Paese sarebbe, inoltre, caratterizzato da un’ampia forbice tra i due sessi: il 36,2% dei maschi non si muove abbastanza contro il 46,2% delle donne.

E per attività fisica non si intende solo quella sportiva, ma anche gli spostamenti quotidiani, per recarsi a lavoro o a scuola e per compiere le incombenze di tutti i giorni. Sempre più persone, purtroppo, usano il mezzo meccanico anche per brevi spostamenti e così aumentano le malattie legate alla sedentarietà.

L’OMS esorta, quindi, i Governi a prendere atto di questi cambiamenti e a mettere in atto infrastrutture che promuovano il camminare e l’andare in bicicletta, sia per gli spostamenti quotidiani, che per lo sport e le attività ricreative attive.

Una raccomandazione che FIAB fa sua da sempre, promuovendo il Bike to Work e Bike to School e l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, anche attraverso la rete di ComuniCiclabili. Ora lo ribadisce anche una fonte autorevole come l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Riusciranno i Governi mondiali, compreso quello italiano, a mettere in atto politiche adeguate?

Incentivazione chilometrica del Bike To Work. Istruzioni per l’uso.

Sono molte le domande che un’Amministrazione può porsi nel momento in cui decide di dare il via ad un progetto di incentivazione del Bike to work.

L’Avv. Jacopo Michi, dell’ufficio legale FIAB, avendo collaborato con il Dott. Canessa, Segretario del Comune di Massarosa, alla redazione del primo bando sperimentale, fornisce alcune brevi indicazioni (strutturate nella forma di FAQ – Frequently Asked Questions), che possono aiutare Amministrazioni ed aziende ad elaborare analoghi strumenti di incentivazione della mobilità ciclistica.

Ovviamente, saranno sempre possibili correttivi e miglioramenti, anche tenendo conto delle peculiarità locali e degli obiettivi concretamente perseguiti dalle Amministrazioni.

Mario Andreozzi, di FIAB Versilia BiciAmici, ha predisposto invece breve scheda che mette in evidenza le varie fasi del progetto “Bike to Work – incentivo chilometrico. Il Modello Massarosa”

FIAB, tramite i suoi tecnici, è pronta a fornire la propria consulenza a tutti quei soggetti – pubblici e privati – che fossero intenzionati ad attivare progetti di incentivazione del “bike to work” in qualsiasi forma attuati.

Download del manuale di Jacopo Michi: Incentivazione chilometrica del Bike To Work. Istruzioni per l’uso

Download della scheda di Mario Andreozzi: Bike to Work – incentivo chilometrico. Il Modello Massarosa